"RIAPERTO IL CASO PERSICH"


La vicenda di Roberto Persich ritorna nelle cronache giudiziarie


Nel corso del 2005, al povero Roberto Persich veniva diagnosticato un mesotelioma pleurico e l’autorità sanitaria, poiché era palese il nesso di causalità con l’esposizione all’amianto in ambito lavorativo (e la violazione delle misure di protezione), ha inoltrato il referto alla Procura della Repubblica di Trieste, che faceva seguire la richiesta di archiviazione che il GIP accoglieva, mentre ancora la vittima era in vita.

Il provvedimento di archiviazione, così assunto, giunto a conoscenza di Roberto era un ulteriore motivo di rammarico, che si andava ad aggiungere a tutte le complicazioni, anche burocratiche, per vedersi riconosciuta la malattia professionale ed i benefici contributivi.

Roberto ha combattuto con coraggio, indomito ed impareggiabile, contro il male oscuro, che si annidava nel suo organismo, ma che non ne fiaccava l’animo e lo spirito, quello di un Ulisse dei tempi moderni.

Ma egli doveva lottare anche contro la burocrazia e contro l’ingiustizia.

Quando sembrava che avesse sconfitto il male, improvvisamente e drammaticamente, il giorno 01.08.2008 veniva a mancare.

La moglie non aveva occasione di rivederlo e di assisterlo nel momento cruciale.

Questa notizia, la notizia della sua morte, non passava inosservata tra coloro che lo conoscevano ed anche per chi, come chi scrive, in modo assolutamente superficiale, ed ai soli fini di un’assistenza legale, ma che comunque avevano compreso fin da subito il dramma e la tragedia, di una vita e dell’intera famiglia che poi sono una sintesi del dramma e della tragedia di migliaia di vite tranciate e di famiglie distrutte, immolate sull’altare del profitto.

Egli ha lasciato la moglie, Santina, e due figli, Nicole e Luca, che avevano lottato con lui e contro il suo male, oscuro e crudele, ed indomiti giorno dopo giorno lo avevano alleviato, conducendo insieme a lui una battaglia oltre ogni limite.

Soli ed isolati, con il supporto dell’Associazione Esposti Amianto e di pochi altri. Lo stesso giorno della morte, la moglie Santina si rivolgeva all’Autorità Giudiziaria e veniva dunque incardinato un altro procedimento ed all’esito dell’esame autoptico il PM chiedeva, anche questa volta, l’archiviazione.

Avverso questa richiesta di archiviazione, perché ingiusta ed ingiustificata, non accompagnata dalla completezza delle indagini preliminari, ci siamo opposti con tutte le nostre forze, ma soprattutto con la forza della ragione e del diritto, dell’evidenza delle responsabilità che debbono venire alla luce, perché Roberto e migliaia di altre vittime e le loro famiglie sconvolte debbono avere giustizia.

Roberto vive, vive attraverso il ricordo della moglie Santina e dei figli, del Presidente dell’Associazione Sig. Aurelio Pischianz, delle altre vedove e familiari, che condividono questa esperienza, tragica e drammatica, ma soprattutto nella tenacia della loro volontà di giustizia. Anche il libro "Lo Stato dimentica l’amianto killer" è dedicato a Roberto Persich, e nel percorso della sua gestazione, anche a Carmela Mazzucca ed Armando Mingrino, genitori di Silvio, che in questa esperienza può considerarmi un fratello minore (o se vogliamo, coetaneo).

Abbiamo cercato, e cerchiamo, di non far dimenticare, di non gettare nell’oblio, peggio nell’indifferenza queste morti, silenziose e senza nome.
Abbiamo tentato, e tentiamo, di ridestare le istituzioni dal loro lungo sonno, che suona come una grave ed inammissibile violazione della dignità della persona umana e dei suoi fondamentali diritti. Giustizia e libertà, dignità e legalità, esigono una presa di coscienza della tragedia delle vittime dell’amianto affinché ci possa essere per loro Giustizia anche in questa terra.

La battaglia di Santina, e dell’Associazione Esposti Amianto, nel caso che ci occupa anche del Prof. Claudio Bianchi, consulente medico di parte, e del modesto difensore che scrive, ha avuto per ora un epilogo: il GIP del Tribunale di Trieste, in seguito all’opposizione all’archiviazione, ha fissato l’udienza per il giorno 24.02.2009 ed in quella sede, come nell’udienza successiva, veniva richiamata la precedente archiviazione.

Tuttavia, proprio il PM aveva lampante la necessità di perseguire quell’approfondimento investigativo che il difensore della parte offesa aveva reiteratamente invocato.

Si giungeva dunque all’udienza del 17.03.2009, in Camera di Consiglio, ma già il PM aveva presentato richiesta di riapertura delle indagini, anche di quelle già archiviate. Il GIP riservata la sua decisione, ed in data 04.04.2009, veniva archiviato il secondo procedimento, ma quello precedente era stato già riaperto…

La moglie Santina proseguirà, con quella dignità che ha già dimostrato.

Prosegui la tua battaglia, mi avrai sempre al tuo fianco e con me tanti altri!


Avv. Ezio Bonanni
Patrocinante in Cassazione e presso le Magistrature Superiori
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sito web: www.eziobonanni.it